martedì 11 dicembre 2007

Fra deliberazione e automatismo (proposto da Rosaria Conte)

L’idea che i processi mentali siano caratterizzati da una assoluta schizofrenia, da una frattura radicale fra (1) controllo e decisione consapevole e deliberata, da un lato, e (2) automatismo inconsapevole e totale mancanza di controllo dall’altro, è superata nella psicologia cognitiva (cfr. Bargh, 2004; 2006, ecc.). Di conseguenza, riprodurre un dualismo rigido fra sistemi computazionali pienamente deliberativi da un lato e automi completamente privi di cognizione dall’altro é oggi fuori luogo almeno nell’ambito delle scienze cognitive, che, come si sostiene in altre parti in questo blog, sono strutturalmente interdisciplinari e sensibili ai progressi delle discipline sorelle, prime fra tutte della psicologia cognitiva. I psicologi cognitivi alla John Bargh appunto ci insegnano che la cognizione varia su diverse dimensioni, consapevolezza, intenzionalità, sforzo, e controllo, e che quindi la gamma dei processi mentali, tutt’altro che bimodali, fra piena deliberazione e totale automatismo è molto ampia. Esiste infatti il perseguimento di scopi automatizzato, in cui lo scopo viene perseguito “vigorosamente”, in modo persistente rispetto agli ostacoli e tenacemente ripreso dopo interruzione. Sarebbe assai utile avviare la discussione sui seguenti punti.

  • Che interesse hanno i fenomeni intermedi per comprendere e facilitare la regolazione del comportamento in contesti certamente abituali, ma anche complessi e mutevoli?
  • In particolare, che effetto possono avere nel disegnare e costruire sistemi di ICT, sistemi di supporto all’interazione umana attraverso tecnologie informatiche?
  • Secondo gli psicologi cognitivi è utile rendere automatici i comportamenti appresi. Quando è utile riprendere il controllo di quelli automatizzati?
  • Che applicazione ha la comprensione di questi fenomeni nello studio delle varie forme di rutinizzazione e ritualizzazione del comportamento? Che rapporto c’è fra routines, abitudini, pratiche, costumi, rituali, ecc.?
  • Quale contributo possono offrire i modelli computazionali allo studio e alla teoria di queste dimensioni e delle domande suelencate?

Cognizione normativa e morale (proposto da Rosaria Conte)

Che rapporto c'é le norme e l'azione morale, fra ragionamento "deontico" e ragionamento morale, fra azione normativa e buone o cattive disposizioni morali?

Cosa sono le scienze cognitive?

Questa è la questione più basilare di tutte: di che cosa stiamo parlando?Qualcuno parla di "scienza cognitiva", qualcun altro di "scienze cognitive". Qualche volta anche usando la stessa espressione, singolare o plurale che si voglia, ci si accorge di riferirsi a cose un po' diverse. Non credo che qualcuno (come si potrebbe pensare stia tentando di fare io adesso) possa "stabilire" quale sia il significato corretto. Si può però cercare di vedere come l'espressione sia nata e come sia usata comunemente. Per parte mia ho cercato di fare un'analisi di questo genere in un mio articolo del 1997 sul n. 3 di Sistemi Intelligenti.
Io ritengo che l'uso dell'espressione singolare (scienza cognitiva) o plurale (scienze cognitive) non sia una semplice questione di forma. Se usiamo il singolare, possiamo pensare che esista già un'unica scienza che studia i fatti "cognitivi". Se fosse così, potremmo anche dire che si tratta di una scienza interdisciplinare perchè nasce dalla fusione di teorie e metodi di varie discipline (come ad esempio la psicolinguistica, che non è psicologia e neppure linguistica, pur essendo imparentata con entrambe). Non mi pare si possa dire che una tale scienza unitaria esista davvero. Invece si tratta di un'impresa multidisciplinare perchè le nostre varie discipline collaborano su un oggetto comune, che convenzionalmente chiamiamo "processi cognitivi" (anche se ci sarebbe da discutere su questo perchè oggi si recuperano aspetti emotivi ed affettivi e quindi in realtà le scienze cognitive sono diventate di fatto uno studio multidisciplinare della mente...).

mercoledì 5 dicembre 2007

Vorrei proporre un nuovo argomento

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Organizzazione del blog


Quali argomenti?

Uno spazio di discussione deve necessariamente avere una struttura e delle regole. Ci sono due esigenze che si contrappongono: da una parte quella di garantire (top-down) un minimo di ordine per evitare la dispersione di energie e di tempo, dall'altra quella di garantire (bottom-up) che siano discussi argomenti davvero sentiti come rilevanti. Ottenere questo risultato non è facile. La soluzione qui adottata potrebbe essere definita di "dual route", nel senso che si è scelto di proporre "dall'alto" alcuni argomenti ma di dare la possibilità a tutti di proporne di nuovi.

Gli argomenti che per cominciare vengono proposti dai membri del consiglio direttivo non riflettono comunque arbitrariamente i loro interessi personali, ma sono quelli che è sembrato emergessero come interessanti per la nostra comunità durante la discussione che si è svolta all'ultimo convegno.

Gruppi di interesse speciale

Il blog può funzionare anche come primo momento di aggregazione di gruppi su tematiche di interesse speciale. Studieremo più avanti come realizzare questo intento.

Chi può "postare"

Il blog è aperto per la lettura a chiunque ed è consentito a chiunque di aggiungere commenti. Può darsi che sia una scelta che ci espone al rischio di avere i commenti "folli" di chiunque capiti sulla nostra strada. Non crediamo sia probabile che ciò accada, ma se proprio diventasse un problema potremo decidere eventuali restrizioni future.
Naturalmente non si può consentire invece a chiunque di postare. Chi intende pubblicare un post su questo blog deve richiedere di essere inserito fra i "collaboratori". Non sono necessarie formalità particolari, se non quella di registrarsi - se già non lo si è fatto - come utente di Google (che ospita gentilmente il blog); viene solo richiesta l'email e la scelta di una password (un unico account di Google dà fra l'altro accesso anche a tutta una serie di altri servizi).

Uno spazio di discussione per le scienze cognitive

Lo scopo di questo blog è di costituire uno spazio per la discussione sui temi di attuale interesse per le scienze cognitive. La sua creazione è stata voluta dal consiglio direttivo dell'AISC e la sua gestione è stata affidata a me che avevo lanciato l'idea.
Durante il quarto convegno nazionale dell'AISC è stato confermato una volta di più che nella comunità delle scienze cognitive italiane la comunicazione e lo scambio di idee sono ancora troppo scarsi. Eppure l'esigenza di un tale scambio appare evidente. Ecco alcuni motivi:
  • il carattere multidisciplinare delle scienze cognitive rende ovviamente più difficile la comunicazione tra studiosi che tendono a frequentare le pubblicazioni, i convegni, i colleghi della propria disciplina
  • esistono tematiche scientifiche di interesse trasversale
  • esistono problematiche relative all'insegnamento e alla formazione nell'ambito delle scienze cognitive
  • esistono problematiche relative alle figure professionali che possono operare nell'ambito delle scienze cognitive
  • talvolta non c'è addirittura neppure una chiara visione di che cosa intendere con la locuzione scienze cognitive, con il rischio di fraintendimenti all'interno del gruppo e di una scarsa coesione verso l'esterno